99,00 €
» Tempo complessivo: ore 1,30
» Difficoltà: facile
Da porta dell’Orologio si arriva infondo a Codaccio dove un sentiero scende al ponte sull’Ente, con accanto i ruderi del mulino del Mengone.Costeggiando per un po’ il torrente che scorre su levigati lastroni di trachite. Allontanandovi da esso nel punto in cui vi confluisce l’Arcidosso e continuare il sentiero fino alle Fornaci (nome dovuto dagli antichi opifici che, in località “Fossatello”, cuocevano i mattoni.
Accanto alla fonte una chiesetta del 1715 con doppio campanile a vela; è dedicata alla “Madonna dei Fornaciai” (immagine posta sull’altare dalle forme barocche). Sulle facciate delle case troverete lo stemma dei Maggi (antica famiglia di Roveta che possedeva i poderi della zona). Continuare dritti o, all’ultima casa a sinistra, scendere per un sentiero che vi porta al’antico ospedale di San Lazzaro soppresso nel 1754, circondato da conche e canali scavati nel peperino (resti di un vecchio sistema di irrigazione). Continuare e prima di prendere il piccolo sentiero sulla sinistra, salire per pochi metri per vedere la croce di Baldassare Audibert (ufficiale dell’esercito Napoleonico, poi penitente predicatore, che erigeva croci devozionali lungo le strade della toscana ma in particolare nell’Amiata).
Tornando al sentiero che vi porta al Corniolo, poche case tra campi coltivati e serre per fiori. Prendere a destra e ai pozzi girate nuovamente a destra. A Case d’Orfile, dopo le prime due case, proseguire a sinistra e troverete il Convento dei Cappuccini (sorto nel 1591 sul campo di Marte dove avvenivano liti di campanile tra Arcidosso e Caste del Piano, il convento conserva altari in legno, dipinti di Giuseppe Nicola Nasinie e l’ “incoronazione” di Francesco Vanni. All’esterno si trova la tomba di Merope Becchini del 1902, su disegno del Porciatti e con i dipinti dell’arcidossino Giuseppe Corsini) , dopo aver lasciato sulla destra la palazzina, villa dei Giovannini (edificata nel 1620 e abbellita dallo scultore Pietro Amati)
Attraversando la strada asfaltata vi troverete a San Lorenzo, immerso nei castagneti (anche qui come al Pino, esistevano fornaci, ma queste a differenza delle altre servivano a cuocere pietre calcaree da cui ricavare la calcina). Al bivio continuare la salita e a sinistra, troverete una chiesetta, antica pieve con caratteristiche romaniche e affreschi del ‘400 e del ‘600. Essa era collegata con la Pieve di S. Mustiola tramite un sentiero, la “Via delle Pievi” che passa dai pozzi del Pino. Continuare girando a destra, dove si trova un’altra croce di Audibert, anch’essa datata, e tornate al bivio precedente. Da qui in 5 minuti si può scendere per un sentiero alla strada asfaltata dove, pochi metri a sinistra, c’è la Grotta di Merlino: nascondiglio per un misterioso ribelle fiorentino che sfuggiva agli spagnoli sotto le spoglie del mago, o tomba di un guerriero etrusco? Sopra sul castagneto, c’è la misteriosa pietra lavorata: Ara Sacrificale con scolpita una P che significa 100 (animali offerti), o forno fusorio medievale?
Tornate al bivio e scendete al Pino. Troverete un’altra croce e scendete all’Orguadio costeggiando il fosso Corona.
Saltare la strada e prendete per Case del Mafa. Attravesare l’Ente e risalite, tenendovi sulla destra, fino al Codaccio, per ritornare al’ Orologio, punto di partenza.
» Tempo complessivo: ore 3,00
» Difficoltà: media
E’ un percorso ricco di varietà naturalistiche e paesaggistiche.
Salaiola, “adagiata tra colline e montagne ed immersa in un silenzio restio all’incedere dei tempi”, accogliente villaggio, con i suoi antichi pozzi, la piazzetta dove si affaccia la chiesa, e le poesie….. poesie scritte sui muri, sugli alberi, sui sassi, nei cuori della gente…. È il paese della poesia. Ogni anno a giugno a Salaiola si ritrovano sognatori di ogni parte d’Italia e a luglio è la festa della Luna che sembra aver trovato il suo specchio ideale.
Dalle ultime case delle Macchie andiamo a Case Michelotti, continuiamo, lascerete un bivio sulla sinistra e si proseguire sempre dritti fino a Case del Ragno. Qui prendere a sinistra e poi a destra per un castagneto e dopo 100 metri ancora a destra per un piccolo sentiero che scende al fosso del Piancerrone. Attraversare, dopo di che salire ed imboccare a sinistra una carreggiabile, poi proseguire sempre dritti arriverete a Roveta Vecchia, costruzione ristrutturata che si affaccia su un bel panorama. Nella zona esisteva il villaggio di Casal Roveta, ricordato nel sec. IX. Tralasciando i bivi a sinistra arriverete ad un incrocio, prendiamo la strada nel mezzo e passando per la Fattoria Roveta, arriverete alla strada asfaltata che percorrerete sempre a dritto per 200metri, poi prendete uno stradello con indicazione Località Montagnola, che arriva alla chiesina di Salaiola.
Ritornando, rifarete lo stesso percorso fino all’incrocio dopo Fattoria Roveta. Girate a destra e percorrete una strada a sterro ora immersa nella vegetazione, ora aperta a bei panorami. Dopo una fitta abetina, con tavoli da pic-nic, al bivio scendiamo a sinistra e, tra campi e castagneti, arriviamo alle Macchie.
» Tempo complessivo:
Tempo di andata (Arcidosso-Monte Labro)ore 3,30
Tempo di ritorno (Monte Labro-Arcidosso) ore 3,00
Tempo di andata (Arcidosso-Parco Faunistico) ore 3,00
Tempo di ritorno (Paro Faunistico -Arcidosso) ore 2,30
» Difficoltà: percorso adatto ad un buon camminatore
Questo itinerario ci porta a visitare gli straordinari paesaggi selvaggi e pietrosi del Monte Labro (1193m.) riserva naturale, dove verdi prati, coperti dagli accesi colori dell’endemica Viola Etrusca, si distendono in grandi spazi aperti delimitati da siepi di biancospino e pruni, punteggiati da aceri e ornielli, e dove numerose e anche rare specie floristiche crescono tra le calcaree pietre perlacee.
Fu forse una sorta di connubio tra natura e misticismo a far sorgere, proprio su questi luoghi ricchi di mistero e di fascino, due forme di spiritualità, seppur diverse l’una dall’altra:il movimento di David Lazzaretti e la Comunità Dzog-chen.
Partite dal Monumento, eretto nel 1928 sul poggio dei Cansacchi e dedicato ai 160 arcidossini caduti nella prima guerra mondiale, alla base del quale un lapide ricorda il luogo in cui fu ucciso Lazzaretti ( fondatore di quel movimento religioso sociale che nella seconda metà dell’800 suscitò scalpore non solo nell’Amiata ma anche in Francia, e nel potere religioso e politico di Roma.Il suo rinnovamento religioso non era distinto da quello sociale-politico, elementi di una stessa riforma che portò grandi innovazioni per quel tempo, come la Società delle Famiglie Cristiane basata sui principi cooperativi del vangelo, la Cassa di Mutuo Soccorso, l’istruzione obbligatoria e il diritto di voto alle donne. Fu ucciso nel 1878, mentre scendeva dal monte con una pacifica processione. Il suo messaggio di pace e di giustizia è ancora oggi attuale, la sua filosofia interessa studiosi di tutto il mondo, il suo pensiero suscita riflessioni e affascina)
Percorrendo dritti il sentiero lasciando un bivio a sinistra. Curvare a destra e fermatevi sul punto panoramico. Arriviamo ad un castagneto, località Torricella da dove partono più strade; prendere quella a sinistra che vi porterà alla “Crocina”. Da qui un sentiero scende alle “Puzzole”(esalazioni di zolfo); salire a sinistra ed arrivate a Merigar (è sede della comunità Dzog-chen, uno dei più importanti centri di cultura tibetana del mondo, fondato dal Prof. Namkhai Norbu, con lo scopo di preservarla, è anche sede dell’istituto Internazionale di Studi Tibetani Shang-shung.Lo Dzog-chen è un insegnamento che consiste in un metodo di perfezionamento spirituale.
Fermatevi per una visita al tempio del Gompa (su prenotazione) e proseguiamo lasciando sulla sinistra una strada a sterro che faremo al ritorno. Il sentiero passa accanto ad una centrale geotermica e sbuca nella strada asfaltata. Qui continuare a destra il sentiero per M. Labro che sale tra campi rotondeggianti.
Arrivati al bivio che, in circa 45 minuti, porta al Parco Faunistico, alla vista del quale è consigliabile dedicare un’intera giornata (chiuso il lunedì, dispone di un centro informazioni e ristoro (Il parco, centro di ricerca, di preservazione delle specie e di educazione, è diviso in grandi aree recintate, percorse da sentieri che permettono ai visitatori l’osservazione senza barriere degli animali che vivono qui in condizioni quasi naturali. Sono presenti cervi, daini, caprioli, mufloni, camosci, oltre alle specie tipiche della zona, come volpi, faine, lepri, istrici, tassi….e una ricca avifauna. Da un’altana è possibile avvistare il lupo appenninico ed è presente l’asinello “Sorcino Crociato” di razza amiatina).
Continuando verso la cima; il sentiero sale, tocca il podere Le Vene, il paesaggio si fa più aspro e si arriva alla base della piramide rocciosa. Salendo sulla cima potrete godere di uno splendido panorama: da una parte il M. Amiata, dall’altra, nelle giornate chiare, la piana del lago di Bolsena, la costa del mare dell’Argentario a piombino, le isole del Giglio, Montecristo e Elba. Lassù si erge la torre costruita da Davide, sotto, la grotta, elemento di congiunzione tra terra e cielo, dove i suoi seguaci si riuniscono in preghiera. Intorno, tra bianche pietre scolpite da un perenne brezza, i ruderi della Chiesa e dell’Eremo. Al ritorno tornare sui nostri passi fino al Merigar. Qui prendere a destra una strada che porta dritto al PARK HOTEL COLLE DEGLI ANGELI SPA& RESORT.
Il Parco della Maremma affacciato sul mar Tirenno e sul parco dell'arcipelago toscano, si estende per 25 km con una catena di colline che discendono verso il mare, spiagge sabbiose e alte scogliere, circondata da paludi, pinete, campi coltivati e pascoli. Tra i profumi intensi di erbe aromatiche, bacche colorate e richiami degli animali, il Parco accoglie il visitatore mostrando il suo lato dolce e allo stesso tempo, selvaggio. Un contrasto di elementi che risveglia e libera il piacere di sentirsi in un paradiso ritrovato.
Una occasione per "rimettere le lancette dell'orologio", accordandole con i tempi dell'anima.
Come si visita
Il Parco è aperto tutto l'anno, tutti i giorni della settimana. Prima di entrare è necessario acquistare i biglietti di ingresso presso i Centri Visite. Gli itinerari possono essere percorsi sia singolarmente che in gruppo, accompagnati o meno da una guida, in base al periodo dell'anno.
Consigli utili
» Calzare scarponi da trekking.
» Portare acqua da bere, un k-way, un cappello e un antizanzare che, in alcuni periodi dell'anno, può essere utile.
Come comportarsi nel Parco
» Rimanere sui sentieri indicati
» È vietato, e molto pericoloso, accendere fuochi e introdurre animali domestici, anche se al guinzaglio.
» Non disturbare gli animali selvatici e non dar loro cibo (rischio di mor¬si e trasmissione di malattie).
» Non lasciare rifiuti.
» Rispettare le piante, gli animali e l'ambiente.
» Evitare rumori molesti.
Visitare il Parco in Estate (15 Giugno -15 Settembre)
Gli itinerari A3 - LE GROTTE e A4 - CALA DI FORNO e Pl - BIRDWATCHING sono chiusi per il rischio incendi.
Tutti gli altri itinerari si visitano con guida e su prenotazione, fatta eccezione per gli itinerari A5/A6 FORESTALE/FAUNISTICO e A7 BOCCA D'OMBRONE accessibili autonomamente.
L'itinerario A2 necessita di guida, ma non di prenotazione e vi sono previste escursioni con guida in lingua tedesca, inglese e francese ad orari prestabiliti.
Visitare il Parco in Primavera, Autunno e Inverno (16 Settembre - 14 Giugno)
Durante questo periodo dell'anno le visite sono libere con orario a partire dalle ore 9.00 fino ad 1 ora prima del tramonto. Tutti gli itinerari sono aperti.
Il Parco offre, inoltre, l'opportunità di visite a cavallo, in carrozza, in canoa e in bici. Da Alberese parte la pista ciclabile lunga 8 km e 1/2 che raggiunge Marina di Alberese.
Comune di Roccalbegna
La Riserva di Pescinello si trova nell’Alta valle dell’Albegna, sulla riva sinistra del fiume, a monte dell’abitato di Roccalbegna. Si estende su una superficie complessiva di 149 ettari con un’area contigua di altri 92. Il territorio è collinare, con rilievi, come Poggio Crivello e Poggio Cerrino, che hanno altezze medie, superiori agli 800 metri sul livello del mare. Pescinello presenta la stessa formazione geologica della Riserva di Rocconi con calcari vari: rosso ammonitico, a calacareniti, ad argilliti e a diaspri. Il territorio è notevolmente accidentato con ripidi crinali che ospitano una flora e una fauna pregevole. Alcune pareti di roccia calcarea, esposte a sud completano la varietà del territorio. La Riserva è ricca d’acqua: sorgenti, stagni, risorgive e abbeveratoi sono presenti in gran numero e contribuiscono a mantenere elevata la biodiversità del territorio. La flora di questa area è un vero tesoro verde. Il difficile accesso a molte zone boscate, il taglio moderato ed attuato con metodi antichi hanno fatto sì che all’interno della Riserva sopravvivessero vecchi alberi di dimensioni straordinarie.
La ricchezza di acqua (da cui forse deriva il nome Pescinello) ha permesso la sopravvivenza di una fauna minore, altrove minacciata o addirittura estinta. Negli stagni e nelle sorgenti oltre ai comuni tritoni, crestato e italico, sono presenti due rarità: l’ululone dal ventre giallo e il gambero di fiume.
Comune di Castellazzara
Un gruppo di rilievi, alle pendici sud-orientali dell'Amiata, costituisce la Riserva naturale regionale del Monte Penna. Emergono in altezza il Poggio della Vecchia (1086 metri) e il Civitella (1107 metri). L'area ricade interamente sul territorio di Castell'Azzara e confina con la riserva del Pigelleto, nel comune di Piancastagnaio, in Provincia di Siena. La superficie montuosa interessata ai provvedimenti di protezione supera i mille ettari, comprese quattro aree contigue.
Dal punto di vista geologico sono molteplici gli aspetti da evidenziare; in primo luogo gli affioramenti rocciosi appartenenti al complesso Facies Ligure: formazione argillosa di Santa Fiora (Cretaceo superiore-Paleocene), formazione calcareo-arenacea della Pietraforte (Cretaceo-superiore) e formazione delle argille con calcari palombini (Cretaceo inferiore). Significativa l'area carsica del Monte Elmo e le grotte che si trovano sui poggi adiacenti. Infine in località Abetina si riscontra una mineralizzazione cinabrifera. Il mercurio è stato estratto dall'inizio del secolo fino al 1974.
Negli impluvi e nelle doline si rinvengono foreste di frassini, faggi e cerri. Di grande interesse naturalistico è il bosco della Fonte, sul Poggio della Vecchia, costituito da formazioni miste di acero campestre, acero trilobo, acero montano e acero obtusatum. La riserva risulta quasi completamente boscata, con l'esclusione di piccole zone circostanti i poderi. Vicino all'abitato di Selvena sono presenti piante di Castagno di eccezionali dimensioni. Nella Riserva vivono uccelli come la poiana, l’allocco e il gufo comune. La fauna annovera anche mammiferi come la volpe, l’istrice, il cinghiale, il capriolo, la donnola, la puzzola, la faina e la martora. Infine di grande interesse il popolamento di pipistrelli nelle grotte vicino a Castellazzara. Per quanto riguarda l’arte e la storia il consiglio è quello di salire ai resti della Rocca Silvana.
Come ci si arriva: da Grosseto si prende la "Due Mari" fino a Paganico. Da qui si prosegue per Arcidosso, Santa Fiora e poi Castell’Azzara. Superato il paese, dopo circa due chilometri, si gira a destra. La riserva è aperta e per visite guidate rivolgersi al Gruppo speleologico "L’Orso" (telefono 0564/951032).
Come ci si arriva: la riserva si raggiunge da Roccalbegna (la strada più breve da Grosseto è quella che passa per Istia d’Ombrone, Arcille e Vallerona) dove bisogna imboccare la strada per Triana e dopo circa due chilometri si deve girare a sinistra. Per informazioni e per visitare l’area chiamare il numero 0564/989176
Comuni di Roccalbegna e Semproniano
La Riserva naturale di Rocconi si estende nell’Alta valle dell’Albegna e interessa i Comuni di Semproniano e Roccalbegna. Occupa una superficie complessiva di 371 ettari con un’area contigua di complessivi 253 ettari. Questa area protetta insiste per buona parte sull’Oasi di proprietà del Wwf (130 ettari). Il territorio è formato da colline con un’altitudine massima che varia da circa 500 metri sul livello del mare nella parte settentrionale ai 200 metri del confine meridionale segnato dal Fosso Paradisone e presenta una geomorfologia estremamente varia ed accidentata. Sono presenti infatti in questo comprensorio altissime pareti rocciose di calcare massiccio alla cui base scorrono i fiumi dell’Albegna e Rigo, sul cui versante destro non mancano, inoltre, grotte e cavità, di cui la più importante è il Crepaccio di Rocconi. Nella parte meridionale della Riserva, dove l’orografia diventa più dolce, scorgiamo invece le caratteristiche dell'entroterra maremmano ancora ben conservate.
La storia della Riserva di Rocconi inizia 1991, in seguito ad una serie di escursioni naturalistiche di un piccolo gruppo di ornitologi toscani, soci del Wwf. Le gole dell’Albegna, sotto le Rocchette di Fazio e del suo affluente Rigo, rivelarono subito agli occhi di questo gruppo di esperti una straordinaria ricchezza di fauna e di flora.
Nella parte settentrionale dell’area prevalgono le zone boscate che si possono distinguere in: bosco misto, soprattutto nel territorio compreso tra i fiumi Albegna e Rigo, in cui prevalgono la roverella e il cerro, ma sono presenti anche frassini, carpini, aceri, peri, meli, ciliegi e sorbi; bosco a prevalenza di leccio, che si estende nel versante ad ovest del Rigo e dell’Albegna; flora arbustiva e arborea ripariale, lungo il greto del fiume Albegna. Nella parte meridionale della Riserva prevalgono, invece, oliveti, prati, pascoli, incolti e piccoli seminativi, intercalati da folte siepi di biancospino, rovo, olmo, prugnolo e corniolo, che svolgono un ruolo fondamentale per la fauna selvatica. Di particolare interesse anche le associazioni vegetazionali rupicole e la straordinaria varietà di orchidee spontanee (25 le specie censite).
Per la fauna la Riserva di Rocconi assume un’importanza straordinaria. Esclusiva è la presenza di rari rapaci diurni come il biancone e il lanario, specie prioritaria a livello Cee, in decremento in Europa. Importante è anche l’esistenza di esemplari della tartaruga di Hermann e di alcuni rettili come il cervone, il biacco, la biscia d'acqua, la vipera comune e il colubro di Riccioli. Tra i mammiferi, è di rilievo la presenza del gatto selvatico, della martora, del tasso e sporadicamente del lupo e della lontra.
L’importanza faunistica all’interno di Rocconi è però soprattutto ornitologica. Sono infatti presenti moltissime specie inserite nelle "liste rosse" europee e tutelate dalla Convenzione di Berna: l’albanella minore, l’assiolo, l’averla capirossa, il falco pecchiaolo, il gufo comune, il martin pescatore, il picchio verde e il merlo acquaiolo.
Come ci si arriva: la riserva si raggiunge da Roccalbegna in direzione di Santa Caterina, dopo circa due chilometri, si gira a sinistra seguendo le indicazioni per l’oasi. E’ aperta tutto l’anno con visite guidate solo su prenotazione. Per informazioni chiamare il numero 0564/989115.
Comune di Arcidosso
Il Monte Labbro (o Labro) si trova sul versante sud-ovest del monte Amiata. La Riserva si estende, per oltre 650 ettari, tra il torrente Zancona ed il suo affluente di sinistra fosso Onazio, a nord, e il fiume Albegna, a sud. Tutto il territorio è di media montagna, con rilievi come il monte omonimo, che raggiunge i 1.190 metri. La Riserva è caratterizzata da scarsa presenza di vegetazione arborea, limitata alla zona del Torrente Onazio, con cerri, castagni, olmi, noccioli e aceri. I castagneti si trovano soprattutto sul versante settentrionale del Monte Labbro, dove occupano una superficie di circa 60 ettari. L'agricoltura è riconducibile alla pastorizia e a coltivazioni tradizionali. La fauna è rappresentata da innumerevoli specie, alcune di interesse comunitario, oltre che dalla presenza di mammiferi come il gatto selvatico, la puzzola, la faina, la martora e il tasso. L'area è collocata in posizione strategica per la migrazione dei falconiformi. Oltre a specie esclusivamente migratrici è possibile osservare il biancone, il falco pecchiaiolo, la poiana, le albanelle e il lanario. Ai rapaci si aggiungono anche il passero solitario, il codirossone, il culbianco e il sordone. Numerosi sono i rettili: il biacco, la biscia d'acqua, le vipere e le testuggini di Hermann. La geologia annovera formazioni a calcari vari (prevalenti), compreso il rosso ammonitico, calcareniti, argilliti e diapri. Fenomeni carsici hanno dato vita a doline, inghiottitoi e grotte. Da segnalare, sulla sommità del Monte Labbro, la presenza di alcuni edifici di importanza storico-culturale, risalenti al movimento Giurisdavidico di Davide Lazzaretti.
Il Parco Faunistico dell'Amiata
All'interno della Riserva naturale Monte Labbro esiste, da tempo, il Parco Faunistico dell'Amiata, gestito dalla Comunità Montana. Il Parco occupa 120 ettari ed è definito, dai tecnici, un "Wild Park" sul modello tedesco: qui gli animali vivono in condizioni di libertà. Tra gli ospiti cervi, daini, mufloni ed esemplari di camoscio e capriolo. Dai recinti di osservazione al visitatore più fortunato può succedere di avvistare anche il lupo appenninico.
Come ci si arriva: da Grosseto si prende la "Due Mari". Si esce a Paganico e da qui si raggiunge Arcidosso. Si prosegue in direzione di Roccalbegna e dopo circa 8 chilometri si gira a destra prendendo la strada che conduce a Monte Labro. Seguendo la segnaletica si raggiunge il Parco. E’ aperto tutti i giorni, escluso il lunedì, dalle 7,15 al tramonto. Si visita seguendo sentieri già tracciati. Per informazioni e visite guidate telefonare al numero 0564/966867.
Comune di Civitella Paganico
La Riserva naturale del Basso Merse, nata nel ’96, si estende su un territorio impervio che unisce le province di Siena e Grosseto. In tutta l’area prevale una vegetazione boschiva, dove dominano le associazioni di leccio e di caducifoglie come cerro, roverella, orniello e carpino nero. Dove l’erosione si fa più sentire il bosco è sostituito da una macchia bassa a prevalenza di eriche e corbezzoli. Lungo il Merse e gli affluenti sono presenti formazioni riparie o golenali, dove spicca la Populus nigra. Per quanto riguarda le emergenze faunistiche qui si riscontra il maggior numero di segnalazioni di esemplari di lontra, specie in pericolo di estinzione. Il capriolo e il daino sono presenti in densità moderatamente elevate, mentre l’avifauna annovera importanti presenze tra i falchiformi: lodolaio, falco pecchiaiolo, sparviero, biancone e poiana.
Come ci si arriva: provenendo a Grosseto, oppure da Siena, questa riserva si può raggiungere percorrendo la "Due Mari" e lasciandola al bivio per Pari. Da qui si prosegue in direzione delle Terme del Petriolo lungo la vecchia Statale 223. Un chilometro prima del Petriolo bisogna girare a destra e poi proseguire sempre avanti fino alla congiunzione del fiume Merse con il Farma. La riserva è aperta. Per informazioni rivolgersi al Comune di Civitella – Paganico chiamando il numero 0564/900723
Comune di Orbetello
La Riserva naturale regionale di Orbetello occupa una superficie di 1553 ettari, tutti compresi all’interno del Comune di Orbetello. Al suo interno anche il bosco di Patanella e le pertinenze di Casa Giannella, conosciute come Riserva Naturale Statale di Popolamento Animale Laguna di Orbetello, gestita dal Wwf Italia. La sua flora è costituita da una pineta litoranea (pini marittimo e domestico) e da vegetazione sclerofillica con ginepro fenicio e coccolone, filliree, alaterno, smilace, lentisco e mirto, leccio, sughera con orniello e roverella.La fauna ornitica rappresenta la componente più importante della riserva ed è rappresentata da specie la cui comparsa è del tutto accidentale come l’aquila anatraia maggiore e l’aquila di mare, di rilievo sono i contingenti di svassi, fenicotteri, anatre e folaghe.
Come ci si arriva: la riserva si raggiunge dalla Statale Aurelia (carreggiata sud), imboccando, al chilometro 148, la strada segnalata dal WWF. E’ aperta dal primo settembre al 30 aprile con visite solo guidate, il sabato e la domenica (dalle ore 9,30 alle 13,30). Gli altri giorni per i gruppi su prenotazione al numero 0564870198
Comune di Santa Fiora
Gestione: Provincia di Grosseto
Anno di istituzione: 2000
La Riserva Naturale è stata istituita su proposta della Comunità Montana Amiata Grossetana. Rientra fra i Biotopi di rilevante interesse vegetazionale meritevoli di conservazione in Italia censiti dal Gruppo di lavoro per la conservazione della natura della Società Botanica Italiana e dal Programma di Ricerca Territoriale sulle Aree Naturali da Proteggere eseguito dal C.N.R. e dal Ministero dei LL.PP.
La superficie della Riserva è circa 16 ettari.
Rientra nel S.I.C. 119 " Alto corso del Fiume Fiora" L'Abetina costituisce un nucleo relitto di Abete bianco, entità endemica dell'Appennino. All'interno è presente anche un Convento Francescano di notevole importanza storica.
Comune di Manciano
La Riserva di Montauto si estende su una superficie complessiva di 199 ettari, in parte di proprietà dell’Enel, all’interno del Comune di Manciano. Istituita nel ’96 confina con la provincia del Lazio, a stretto contatto con l’Oasi Wwf di Vulci. L’area è caratterizzata da un bacino idrico e da una cava, attualmente in disuso. La vegetazione presente in prossimità dei fossi è caratterizzata soprattutto da elofite e idrofite, mentre in alcune zone sono presenti popolamenti di Phragmites australis. Vicino all’acqua prevalgono formazioni di arbusti, mentre tra le specie erbacee sono presenti Carex pendula, Arctium lappa, Galega officinalis e Ranunculus repens. Assai limitate sono le formazioni boschive con prevalenza di cerro e roverella. Tra l’avifauna è possibile incontrare l’albanella reale, lo sparviero, il gheppio, il falco pescatore, il barbagianni, l’assiolo, la civetta, il martin pescatore, oltre agli immancabili uccelli legati agli ambienti acquatici come l’airone cenerino, la nitticora e la sgarza ciuffetto. Tra i mammiferi sono presenti donnola, puzzola, faina, cinghiale, capriolo, volpe e istrice. La lontra trova ancora rifugio nelle acque limpide del Fiora. Da segnalare la presenza del gambero di fiume.
Come ci si arriva: venendo da Grosseto si prende la Statale Aurelia verso Roma fino al bivio per Montalto, da cui si prosegue in direzione di Vulci. Al primo bivio che si incontra, invece di andare verso Canino, si prende per Manciano. Dopo 4-5 chilometri, sulla destra c’è una strada sterrata che porta alla riserva. E’ possibile visitarla solo con una guida. Per informazioni rivolgersi all’Oasi di Vulci, gestita dal WWF (telefono 0766/897015).
Comune di Isola del Giglio
Il Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano è stato istituito nel ‘96 e copre un’area complessiva di 18 mila ettari di territorio e oltre 40 mila di superficie di mare. E’ gestito dall’Ente omonimo, che ha sede a Portoferraio (Isola d’Elba). Il Parco interessa la provincia di Livorno e solo marginalmente quella di Grosseto. Rientra, infatti, nel suo perimetro un lembo meridionale dell’Isola del Giglio e la vicina Giannutri, limite meridionale dell’Arcipelago. In totale 6400 ettari.
Al Giglio il Parco comprende i principali scogli e isolotti che, in senso antiorario, collegano Campese con Cala delle Caldane. E’ inserito nell’area protetta anche il Poggio della Pagana, che domina l’isola, e l’attigua Valle del Molino. La vegetazione è costituita soprattutto da corbezzolo, erica arborea e pino d’Aleppo. Fra gli esemplari tipici si segnalano la Linaria capraria e il Limonium sommerianum. Sull’isola non è difficile avvistare conigli selvatici, numerose specie di uccelli come la berta minore, il cormorano, il marangone dal ciuffo, l’albanella reale, il gheppio, il gabbiano corso, il gabbiano reale, il beccapesci, il sordone, la magnanina e il corvo imperiale. E’ possibile avvistare anche il muflone (Ovis orientalis) e vicino alle pozze d’acqua vive il discoglosso sardo, unico anfibio dell’Isola.
La vegetazione di Giannutri è costituita soprattutto da rimboschimenti a pino d’Aleppo e pino domestico. Tra le specie tipiche sopravvivono leccio, ginepro fenicio, lentisco e mirto. L’avifauna è simile a quella del Giglio, mentre soltanto due sono le specie di mammiferi presenti sull’isola: il coniglio selvatico e il topo. Si segnalano inoltre diverse specie di vertebrati a sangue freddo, tra cui il tarantolino, il geco verrucoso e la tarantola muraiola.
Come arrivarci: le due Isole sono raggiungibili con il traghetto imbarcandosi a Porto Santo Stefano
Hotel & Resort
Arcidosso - Ascoli Piceno - Pienza - Siena
Partner: Viaggio Vacanze
Park Hotel Colle degli Angeli Spa & Resort
loc. Aiuole 58031 Arcidosso (Grosseto) - Tel +39 0564 967409 - fax + 39 0564 967188
numero REA: GR-122806 Capitale Sociale: 25.000,00 euro interamente versato
P.I 06089210964 - info@colledegliangeli.net

